Non ho comprato un ombrello

Ho detto a Giada che sarei passato a prenderla alle 20. Ma poiché non sono il tipo sdolcinato che parla di queste cose, ti racconto cosa è successo PRIMA.

Parcheggio.

È presto.

Inizio a camminare.

Piove. Aumenta. Vien giù a dirotto.

Vedo un tizio del bangladesh. Lo fermo.

Mi porge un ombrello. Mi guarda. Sorride. 

Mi chiede 5 euro. Ne vale 3.

Non dico niente. Sto zitto e pago. 10 euro.

Non ho il resto, mi dice.

Puoi tenere tutto, gli dico.

Mi guarda. Sorride di nuovo.

Non so se hai presente quegli ombrelli che si aprono una volta e si chiudono una volta. Poi li riapri e salta una bacchetta.

Inizio a camminare. Arrivo a casa di Marco.

È ancora presto.

Citofono.

Dice sali. Apre. Fa due caffè.

Abita ancora in quella casa. Gli è sempre piaciuta quella casa. Chissà se ha mai pensato di comprarla.

Glielo chiedo.

Dice non posso. Fa ancora siti web.

Gliel’ho detto mille volte: non fare siti web.

So fare solo siti web, mi dice.

Gli dico no. Non devi più fare siti web. Mai più. Le persone non li vogliono.

Mi chiede cosa vogliono le persone.

Trovare clienti. Le persone vogliono trovare clienti. Quindi di’ loro che li aiuti a trovare clienti. Loro ti chiedono in che modo. Tu digli che serve un sito web.

Lo pagheranno il doppio.

Mi chiede se è scorretto.

Non mi occupo di etica, sono solo un copywriter. Parlane col tuo parroco.

Beviamo un altro caffè. Sono quasi le 20.

Lo saluto. Scendo. 

Giada è a due isolati.

Cammino verso di lei. 

Citofono.

Dice sali. Apre.

Chiudo l’ombrello. Si rompe la bacchetta.

Quegli ombrelli valgono 3 euro, mi dice

Io l’ho pagato 10.

Sei pazzo, mi dice.

Non ho comprato un ombrello, le dico.

Cosa hai comprato?

Un’idea.

Un’idea?

L’idea che tu non mi veda fradicio.

L’idea che tu non mi veda disperato.

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