Il dottore con quei referti in mano mi spiegava con tono freddo e quasi severo: “non erano incubi, hai rischiato di morire”.

Come se quello che mi succede quando dormo fosse colpa mia.

Poi aggiunse: “ma ormai è tutto finito, tra poche settimane ti operi”.

Le volte in cui mi sono svegliato gridando in preda agli “incubi” erano in media 5 l’anno. Ma tra il 2012 e il 2014, cioè il periodo in cui mi sono fermato dagli allenamenti, sono state notevolmente di più. Almeno 2 al mese.

Invece nel periodo precedente (tra il 2010 e il 2012), in cui sollevavo seriamente il bilanciere (allenamenti ad alta intensità) erano misteriosamente scomparse. Perché?

L’allenamento può essere collegato agli incubi notturni?

Non credo, però sicuramente incide sulla qualità del sonno. Che può a sua volta essere collegata agli incubi.

Sicuramente l’allenamento incide in quantità massiccia sul nostro stato di fitness. Ma ti spiego tutto nel dettaglio più avanti.

In ogni caso i miei non erano incubi notturni.

Ma forse è meglio fare un passo indietro

Da che io ricordi ho sempre sofferto di “incubi notturni”. Mi capitava più raramente da piccolo. Era una sensazione terribile.

Non avevo paura dell’incubo di per sé, perché l’incubo, un volta alzato dal letto di soprassalto, non me lo ricordavo mica. Avevo paura di quella terribile sensazione: crampi alle gambe, sudorazione abbondante, temperatura fredda ed esalazioni come se avessi corso 10 km in un minuto.

Era una di quelle cose che se ti capita una volta rimani terrorizzato. Non so se ti è mai capitato di fallire un massimale di Squat. Ecco.

I miei genitori le prime volte si spaventavano, perché tiravo nel cuore della notte urla terribili. Però poi finisce che alle cose ci si abitua. Quando abbiamo bollato quegli eventi come “incubi”, abbiamo smesso di preoccuparci. A volte alle paure devi solo dargli un nome: lo sconosciuto fa meno paura una volta inquadrato.

Per il resto sono cresciuto come crescono tutti i ragazzi. A 16 anni mi sono iscritto in palestra e a 20 anni Christian Lasorsa diventava istruttore di fitness certificato CONI.

A quel brevetto ne seguirono molti, molti altri. Ma non mi soffermo perché tanto non hanno nessun valore legale.

titoli

In questa mia storia però parlerò poco di allenamento e palestra, perché ne parlo già fin troppo; ma ci tengo a precisare che da 16 anni a 36 (anno in cui arriva questa breve biografia) mi sono sempre allenato, a parte tra il 2012 e il 2014 (cioè quando avevo tra i 32 e i 34 anni). Dopo ti spiego perché.

Dal punto di vista del sonno devo segnalare che dopo i 20 anni iniziavo a russare sempre di più. Sempre di più. E I periodi in cui russavo di più erano anche quelli in cui avevo più “incubi”. In media 5 volte l’anno circa.

Fino a che, nel 2015, succede che un’infermiera, una donna con la quale avevo una relazione, mi ha detto di non sottovalutare il fatto che di notte interrompevo il respiro, perché era pericoloso.

“Interrompo il respiro?”

“Dio santo, sì! Non te lo ha mai detto nessuno?”

Quando vivevo coi miei genitori non lo facevo, oppure non era grave e non se ne sono mai accorti.

Francesca, l’infermiera, mi consigliò di andare da un otorinolaringoiatra, che mi prescrisse una polisonnografia, che andai a fare in un ospedale a Cantù, in provincia di Como.

Nel 2016 arriva la diagnosi clinica: OSAS

La polisonnografia funziona così. Ti metti addosso un’imbracatura con un aggeggio che misura qualsiasi cosa succede al tuo respiro durante la notte. E non solo il respiro: era talmente sofisticata che avevo l’impressione che se per un attimo avessi trattenuto la vescica, la macchina se ne sarebbe accorta.

Ricordo ancora la scena comica. Questo esame non puoi farlo in ospedale, la macchinetta te la porti a casa e poi la devi riportare il giorno dopo, la mattina presto. Per quella notte mi ero preso su Airbnb un appartamento in affitto vicino all’ospedale, per essere comodo.

La macchina è autonoma, devi solo infilare delle cannucce nel naso e degli elettrodi qua e là sul corpo. Dopodiché parte da sola all’ora prestabilita, inizia a registrare e, quando è tempo, si spegne.

“A che ora la facciamo partire?” Disse il medico

“Alle 22.00?”

“Vai a letto alle 22.00?”

“Anche alle 21.00, volendo”

“Devi dirmi l’orario più comodo per te, per me è uguale…”.

Stavo per dirgli di farla partire alle 20, perché se aumentiamo il tempo di misurazione abbiamo più dati (pensavo così nella mia testa).

“…però non esageriamo perché questa va a batterie, che hanno un’autonomia”.

“Facciamo 21.30”

“Facciamo 21.30”

Per me avrei potuto fare la polisonnografia lì per lì, in ambulatorio, vestito con jeans e camicia, con le luci accese. Mi bastava un letto anche non troppo comodo e io dormivo.

Negli anni precedenti avevo accumulato un debito di sonno talmente alto da riuscire ad addormentarmi ovunque.

  • Mi sono addormentato in discoteca (ma non l’ho trovato così strano perché a me le discoteche fanno cagare).
  • Nel 2012 ho tirato una sonora capocciata sul tavolo guardando una partita dell’Italia di Prandelli, facendo rimbalzare via la tazzina del caffè.
  • Per ben due volte mi sono addormentato al volante. La prima ho evitato il peggio grazie al rumore della segnaletica orizzontale sull’autostrada. La seconda, mi sono risvegliato perché un airbag mi si è gonfiato addosso dopo che ero finito contro un muro). Don’t try this at home!

Il 27 febbraio del 2016, Il dottor C., referti della polisonnografia alla mano, mi stava dicendo che gli episodi di risvegli bruschi che avevo fin da bambino, non erano in conseguenza a incubi.

Era che non respiravo bene e rischiavo di tirare le cuoia.

Quando il corpo è in pericolo, le prova tutte. Se non riesce a respirare, deve farlo in qualche modo.

Quando la situazione era critica, io mi svegliavo urlando. Era l’unico modo che il mio corpo aveva per ricevere aria. Non c’entravano nulla gli incubi.

La diagnosi è che soffrivo di OSAS. Obstructive Sleep Apnea Syndrome.

Sindrome di Apnee Ostruttive del Sonno.

Durante il sonno smettevo di respirare per periodi piuttosto lunghi. Che ovviamente non ho mai cronometrato, ma ricordo che in piscina ero quello che sott’acqua resisteva di più.

Col senno di poi, posso dirlo: grazie al cazzo, mi sono allenato 36 anni.

La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno aveva reso ogni mia notte inefficace nel dare al mio corpo un ristoro sufficiente. Era come tentare di ricaricare un telefono con un cavo che ricarica un terzo in meno di quello che dovrebbe ricaricare.

Lo so a cosa stai pensando: “solo un terzo in meno? Va beh cosa vuoi che sia?”

Immagina un terzo in meno per ogni notte, per tutta la vita da 6 a 36 anni. Immagina l’effetto valanga.

Ti svegli la mattina più stanco di come sei andato a dormire, il cervello inizia a fare economia e non memorizza più le cose. All’università per imparare un paragrafo dovevo rileggerlo 10 volte.

I miei compagni di corso potevano leggere un libro in un giorno e ricordarlo per l’indomani, giusto il tempo di dare l’esame. Io non ho mai potuto usufruire dei benefici della memoria a breve termine (inutile per imparare realmente qualcosa, ma utilissima per segnare sul libretto un 18 in extremis).

Mi raccontavo che quello che stavo studiando forse non mi piaceva realmente. Ed in effetti tornando indietro non deciderei più di laurearmi in Storia.

Di mese in mese, di anno in anno, la mia stanchezza si faceva sempre più cronica. In mezzo ci sono stati incidenti d’auto e altri aneddoti tragicomici di cui ti ho in parte raccontato.

Fino a quel giorno in cui Francesca mi ha detto “Mah, io una visita dall’otorinolaringoiatra la farei. Te mi sa che hai l’OSAS”.

Da lì è partita stata tutta la trafila per le analisi. Della polisonnografia ti ho già parlato. E quando sono andato a ritirare il referto il simpatico dottore mi ha detto che avevo sfidato la morte per 36 anni.

Ma i miei problemi di narcolessia, quali che siano le cause, suppongo che a te non interessino. Perché ti racconto tutto questo? Perché la mia esperienza può essere utile anche a te, ovviamente. Seguimi.

Ora innestiamo in questo quadro il fattore allenamento.

Come ti ho detto, in tutto questo tempo mi sono sempre allenato. Le mie uniche passioni sono l’allenamento e la scrittura (sono un ghostwriter, cioè scrivo cose a nome di altri).

Ho provato a fare vari sport e ho sperimentato in palestra le tipologie di allenamento più disparate. Allenamenti cardiovascolari; a circuito. Ho provato perfino i corsi di gruppo. Ho sperimentato davvero tutto. Per non parlare del versante alimentazione. Qualsiasi approccio di allenamento o nutrizionale esistente nel mondo, io lo conosco e l’ho sperimentato su di me. Questo per due motivi:

  • Per amore di conoscenza.
  • Per utilità: Ero disposto a tutto pur di trovare il mix perfetto che mi permettesse di uscire da quella condizione di stanchezza cronica che ha limitato la mia vita per anni

Che le mie notti non erano rigeneranti a causa di disordini fisiologici l’ho scoperto solo con la polisonnografia del 2016. Per tutta la mia vita di frequentatore delle palestre ho sperimentato i vari approcci di alimentazione e allenamento nel tentativo di trovare una soluzione a quello che sempre più consciamente mi sembrava essere un problema.

Miscelando gli ingredienti, andando avanti per prove ed errori ed annotando tutto come uno scienziato pazzo, ho notato che l’allenamento che mi dava più soddisfazioni rispondeva a determinate caratteristiche che sono quelle dell’alta intensità applicati sugli esercizi detti fondamentali.

Unendo la pratica sul campo agli studi di fisiologia sono riuscito a trovare una combinazione di esercizi (quali fare, per quanto tempo e in che modo incastrarli fra loro) che mi rigenerava realmente.

Certo, durante la notte ero ancora un apneista, perché non è che le mie tonsille si rimpicciolivano con lo Squat; però non arrivavo più a quella condizione critica che costringeva il mio corpo a svegliarmi bruscamente pur di respirare. In questa fase iniziavo a sospettare che non fossero “incubi” ma che ci fossero delle ragioni più profonde sotto.

Quando mi allenavo con il prototipo di quello che nel 2019 sarebbe diventato il metodo Dimagrisci mentre dormi, avevo molti più risultati allo specchio, e il mio corpo mi ringraziava regalandomi delle nottate di sonno più qualitativo che con qualsiasi altro metodo.

Il resto lo sai. Di lì a poco Francesca mi avrebbe detto “Mah, io una visita dall’otorinolaringoiatra la farei. Te mi sa che hai l’OSAS”.

Da lì c’è stata tutta la trafila per le analisi. Della polisonnografia ti ho già parlato. E quando sono andato a ritirare il referto il simpatico dottore mi ha detto che avevo sfidato la morte per 36 anni.

Da quel giorno fino all’intervento, per la paura ho preferito dormire seduto. Che poi non dormi mai seduto seduto, perché ti accasci di lato e finisci in una posizione che non puoi prevedere.

In ogni caso, nessuno può “decidere” realmente come dormire, visto che ogni tot minuti di sonno, a quanto pare ci giriamo cambiamo posizione.

Tra le opzioni che mi avevano proposto come terapia c’erano:

  1. Quella di dormire – non ridere – indossando un pigiama che sulla schiena ha una tasca piena di sassi. Questa fa sì che tu ti senta scomodo a dormire in determinate posizioni (che sono quelle che, referto alla mano, mi provocavano l’apnea).
  2. Quella di dormire, vita natural durante, attaccato a un respiratore. Inutile dire che avrei fatto di tutto per scartare questa opzione qui.
  3. Operazione chirurgica. Quella che scelsi. Asportazione delle tonsille e un ritocchino col bisturi alla laringe. Adesso non saprei dirlo in maniera troppo tecnica ma a quanto pare durante il sonno, in alcune posizioni la mia lingua andava “indietro” e occludeva dello spazio che serviva per una respirazione corretta. Questo a causa delle mie tonsille che sono sempre state grossine ma che dall’adolescenza sono diventate enormi. Insomma, non c’erano le condizioni “strutturali” per respirare come gli umani.

Perché ti racconto questa storia? Perché da quando mi sono operato la mia vita è cambiata. Ho ricominciato ad allenarmi (avevo interrotto causa mancanza di forze e di impegni nei due anni precedenti) e ho approfondito sul campo gli allenamenti con esercizi multiarticolari ad alta intensità.

Tra tutti i modi di affrontare un bilanciere, quello di sollevare carichi alti è quello che più di tutti porta al dimagrimento, porta a una miglior circolazione e quindi a una miglior respirazione. And, last but not least, ti fa riposare meglio la notte.

È qui che ho collegato che tra il 2010 e il 2012, quando avevo ancora le tonsille, soffrivo di apnee notturne e non lo sapevo ma… non avevo “incubi”.

Sono ripresi quando, nel 2013, mi sono iscritto al corso di MCB alla Synapsy di Bergamo, che è una scuola per massoterapisti (uno degli unici due istituti in Italia riconosciuti dal Ministero della Sanità).

Ecco, se le certificazioni non valgono nulla, devi sapere che questo “pezzo di carta” mi rende una figura riconosciuta dal Ministero della Sanità. Come massaggiatore certificato, sono ovviamente abilitato a toccare fisicamente i miei clienti, anche per promuovere dello stretching passivo (gli altri personal trainer eseguono queste manovre abusivamente).

Potrei, volendo, lavorare negli ospedali. Per un personal trainer non mi sembra poco.

diploma MCB

Questo diploma mi è costato parecchio in termini di energie fisiche. A causa dello studio e del fatto che ero metà settimana a Milano e metà a Bergamo, mi è stato difficile allenarmi, mi sono trascurato un po’ e ho preso alcuni chili di peso, ho ripreso a russare forte e… mi sono tornati gli “incubi”.

Ma ovviamente davo tutta la colpa allo “stress”. Essendomi diagnosticata l’OSAS solo nel 2016, ancora non sapevo che la qualità del mio sonno, che la frequenza delle apnee notturne era data anche in parte dal mio stato di forma fisica.

Quando ho messo insieme tutti i pezzi del puzzle ho trovato la mia mission: aiutare tutte le persone che vogliono ottenere un miglioramento fisico per mezzo dell’allenamento ad alta intensità ,utilizzando solo quegli esercizi con un impatto metabolico alto, perché sono quelli che migliorano maggiormente la nostra condizione metabolica e che ci ricreano una condizione ormonale ottimale per vivere meglio.

Poi forse a me hanno salvato la vita, ma questo non lo sapremo mai con certezza.

Ed anche se è irrilevante per chi non soffre di OSAS, l’allenamento con carichi alti crea quella fornace metabolica che ci permette di consumare più calorie a riposo. Questo è un dato a beneficio di tutti ed è supportato dalla scienza. Ritengo quindi che tutti debbano usufruirne.

Lascia che ti descriva un po’ più nel dettaglio il metodo.

Il metodo Dimagrisci mentre dormi

Dimagrisci mentre dormi non serve per dormire meglio. Il nome è nato dal contesto, ma il mio metodo di lavoro ruota tutto attorno al metabolismo e alla capacità di aumentare il dispendio energetico a riposo.

Dimagrisci mentre dormi è l’unico metodo che ti permette di sfruttare la capacità innata del nostro corpo di bruciare calorie in automatico, mentre lavori, ti rilassi o fai tutt’altro, grazie al potere magico del metabolismo.

Anziché focalizzarsi sulle calorie bruciate nell’esercizio, il metodo Dimagrisci mentre dormi si pone come obiettivo quello di usare l’esercizio in palestra per trasformare il tuo metabolismo pigro e ammutinato in un altoforno rovente che polverizza all’istante qualsiasi cibo attraversi la bocca dello stomaco. In questo modo ti basteranno giusto due accorgimenti nella scelta dei cibi per non incorrere nel rischio di depositare tutto sulle cosce e sul sedere.

Bene, ora sai tutto.

Sai chi sono, quali problemi ho avuto, come li ho risolti e come quello che ho imparato può essere utile a te.

Dato che hai avuto la pazienza di leggere fino a qui, voglio fare due cose per te.

  1. Offrirti la mia consulenza gratuita in palestra (ma solo se sei di Milano). In base al tuo livello di fitness ti farò un programma di allenamento basato sui principi del mio metodo di lavoro adattandolo su di te. Vai a questa pagina.
  2. Accoglierti nel mio gruppo Facebook per approfondire il discorso relativo ad alimentazione, allenamento, stile di vita.

Se non sei di Milano ma vuoi comunque lavorare con me, posso seguirti via Skype. Compila il form che trovi su questa pagina